Las puertas de la carne di Angélica Liddell

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IMG_20150927_174658Las Puertas de la carne. Si chiama così lo spettacolo teatrale, ideato dalla regista spagnola Angélica Liddel, a cui ieri sera ho avuto il piacere di assistere a Brindisi presso il Castello Alfonsino.
Lo spettacolo si inserisce nel progetto internazionale Misteri e Fuochi del Teatro Pubblico Pugliese che ha visto coinvolti sei artisti e quattro luoghi lungo la via Francigena pugliese.
La Liddell prova a schiaffeggiare lo spettatore con quadri scenici forti, attraverso i quali cerca di condurre l’anima ad indagare il suo rapporto con il dolore come percorso di consapevolezza umana. Il suo messaggio è forte, così come i mezzi che utilizza per esprimerlo. La sensazione che permea lo spettacolo sembra essere quella della paura, legata all’instabilità umana che tende a farci vacillare dinanzi alla morte, al peccato, alla religione. IMG_20150927_182120
Lo spettacolo è la storia di una donna che rompe las puertas de la carne (le porte della carne) e attraverso una serie di riti cerca di raggiungere la sua salvezza. Sacro e profano si mescolano, dando ampio spazio all’estrosa concezione della religione dell’artista spagnola, mescolata con attenzione alchemica ad oggetti quotidiani.
Il pellegrinaggio ideato con ossessiva cura ci porta verso l’esagerazione del coraggio di vivere che diventa una stanza dove giovani incappucciati si presentano dinanzi a noi con i piedi immobilizzati in scarpe di cemento, dalle quali la speranza sembra sbocciare attraverso rami d’ulivo. Ma ci sono voci in questa stanza, voci che ci raccontano il loro disadattamento alla vita, voci che ci parlano del suicidio. “Gesù muore per salvare il genere umano, – dice una voce – io volevo salvare solo me stessa”. È una donna che parla del dolore. Racconta i suoi tentativi di togliersi la vita. Poi una voce maschile racconta la sua esperienza con la morte; un altro tentativo di suicidio, un’altra vita, un’altra anima che tenta di morire. Il piano dello spettacolo cambia ancora e lo spettatore si ritrova dinanzi a una croce, sotto la quale vi sono due uomini e una donna. Sono loro che hanno raccontato i loro tentativi di suicidio, sono loro che alla fine sfidano la vita, salvando tutti noi nel loro tentativo di morire. Ed è proprio attraverso la loro esperienza che possiamo guardare in faccia la nostra anima. Questo il messaggio racchiuso nello spettacolo della Liddell, espresso da lei stessa anche nelle note di regia: il sacro rappresenta l’unica via di fuga per salvarsi dal materialismo umano. Il nostro essere umani è custodito proprio negli interrogativi che la religione ci suggerisce e attraverso i quali cerchiamo di salvarci attraverso un atto comune, una grande preghiera collettiva.IMG_20150927_185932
Lo spettacolo, che pu・essere definito come una grande installazione artistica, sconvolge grazie alle immagini forti che non vengono manipolate o filtrate, e alla fine, mentre la croce brucia, noi ci salviamo insieme a Gennaro, Patrizia e Carmelo.

“What if I burst the fleshly Gate
And pass, escaped, to thee?”
(Emily Dickinsons)

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