
Foto di Rodney Smith
Il cucchiaino affondò nella tazza stracolma di tè. L’odore della pianta si diffuse nella stanza buia. La televisione parlava muta, proiettando ombre lunghe e psichedeliche contro il muro ammuffito dell’appartamento all’ultimo piano di quel vecchio palazzone di periferia.
La vita era corsa veloce e aveva lasciato le sue zampate contro le pareti, annerite e spoglie. Un tempo era stata una casa accogliente, ora era poco più di un ripostiglio per i sogni e per le vecchie gambe stanche.
Alzò la tapparella che cigolando spiegò la città lontana sotto i suoi occhi astigmatici. Le luci brillavano respirando un alito di smog e le automobili correvano inciampando contro i rettilinei di asfalto della circonvallazione. Qualche voce giungeva salendo contro la pelle squamosa della facciata, arrampicandosi sui fili dell’elettricità sospesi. Erano voci sconosciute e lontane. Erano voci di bambini euforici e vecchi stancati dalla vita e dal governo, troppo annoiati, forse, persino per morire.
Il tè smise di fumare. Il freddo aveva conquistato anche le particelle di calore tenute insieme dalla tazza di finta porcellana comprata nel mega negozio cinese dell’angolo.
Sospirando, ingoiò il liquido nero che si confuse nella materia della pancia. La maledetta gastrite, con la quale conviveva da anni, tornava ogni sera a torcergli lo stomaco e rovinargli la cena. Pane e verdura del discount e una birra in lattina da 33cl col sapore di alluminio, acquistata grazie all’ultima offerta settimanale.
“Stronzo”.
Accolse così il visone plastico dell’uomo apparso sullo schermo della televisione. L’immagine si confuse; era colpa del digitale terrestre che ogni tanto faceva i capricci, sfaldandola. Lo aveva installato personalmente dopo averlo comprato di seconda mano.
Alzò il volume. L’uomo di plastica della televisione continuava a parlare. Erano anni che conduceva la stessa campagna elettorale in tv e non era ancora riuscito a stravolgere, nonostante il ventennio nel quale aveva governato, questa merda di paese con le sue stupide promesse da imprenditore farlocco.
Spense dal telecomando, ricordando gli zeri del bonifico della sua pensione, e gli augurò come ogni volta una bella dissenteria.
Era troppo presto per cenare e davvero troppo tardi per fare due passi e magari passare dal circolo. I suoi amici avrebbero respirato nicotina senza di lui quella sera. La città era troppo affascinante dai vetri della sua finestra. L’avrebbe guardata da lì senza sgualcirla con il rumore dei suoi passi stanchi.
Quella città, così diversa dal suo paesino di case e tufi, lasciato per inseguire la fortuna. Ma la fortuna doveva essere proprio una femmina e come tale l’aveva abbandonato, così come tutte le donne che aveva amato. Era fuggita persino sua moglie. Forse ora se la spassava in qualche balera, con il suo nuovo compagno con Mercedes e parrucchino, conosciuto al bar del cinema dopo uno di quei film di Natale che era andata a vedere con la signora della porta accanto.
Scacciò quel ricordo, la città era troppo bella quella sera oltre il vetro.
Se fosse stato un po’ più giovane sarebbe corso a scoparsi a pagamento una ragazza in un hotel di lusso e poi, chissà, magari sarebbe riuscito a farla innamorare del suo corpo flaccido.
Il libro era accanto al tavolino. Fece cadere la sigaretta e come un attore ai bordi del palcoscenico schiarì la voce. Essa, gracchiante e affumicata, si diffuse nella stanza vuota.
La poesia si schiuse come un delicato fiore di carta e inchiostro e il pensiero di un uomo lontano incontrò la solitudine di un altro uomo.
Contro le luci di una città lontana, i vapori inquinati della modernità e le sue strade intricate, due uomini beffarono il tempo, la solitudine e la morte e si amarono nel buio e nel chiarore della parola.
Capita un po’ di tutto nella vita e, a volte, capita davvero che i sogni si realizzino. Una chiamata improvvisa, una valigia fatta in fretta, il tempo di un saluto che non hai avuto il tempo di metabolizzare. E ti ritrovi catapultata dal tuo caro microcosmo di provincia in una grande città del nord. Ti ritrovi improvvisamente particella fluttuante in un mare di velocità urbana, in una mega corsa collettiva della quale stenti a vedere la meta e anche i volti. Parte di una realtà che parla tante lingue, miscuglio di radici e ricordi, impasto di paesi e storie.E ti ritrovi ad essere straniera.In questo nord che sa di tanti accenti, nel quale senti di poter confondere anche il tuo, convinta del fatto che non ti riconosceranno… E invece no.