Giorno 3

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Il nostro luogo era fantastico. Era tutti i posti al mondo possibili e nessun luogo.

A volte siamo state felici io e lei. Ci siamo odiate e amate, anche se non conosco realmente il significato di queste due parole. Lei me le ha iniettate qualche volta, lasciando poi che esse si muovessero nel mio corpo.

Faceva sempre così. Mi iniettava qualcosa e poi aspettava la mia reazione. A volte provava e riprovava per giorni e poi resettava tutto.

Però la sensazione di aver amato e odiato, quella la ricordo ancora, forte e devastante allo stesso modo.

Nel nostro luogo tutto poteva essere possibile. Era un luogo incontaminato, asettico, neutro. Uno spazio dove tutto sarebbe potuto accadere.

A volte mi stupiva, mi trasportava in luoghi meravigliosi dove accadevano strani incantesimi intorno a me; altre mi lasciava in stanze buie per giorni, senza nemmeno passare a salutarmi. Eppure, in ognuno di quei giorni così lunghi e cupi, sapevo che sarebbe tornata e avrebbe resettato tutto.

Sapevo che sarebbe sempre tornata da me. Fino a quel giorno, fino a quando ho avuto la certezza che non si sarebbe più ripresentata.

È accaduto all’improvviso. I suoi occhi erano vetri oscurati di lacrime rabbiose, sapevo che stava soffrendo e sentivo i suoi pensieri fendere pesanti lo spesso strato di luce che ci separava, ma ormai aveva deciso. Aveva deciso di me e del mio destino.

Non è mai cosa semplice conoscere la verità.

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