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Scorci di un microcosmo di provincia: La Festa Patronale

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IMG_20160710_000200Vi siete mai chiesti cosa significa “Festa Patronale” per gli abitanti di un piccolo microcosmo di Provincia???

“Sì, certo!”, starete rispondendo. Luminarie, gelati, bancarelle, zucchero filato con annessa acidità di stomaco e mani incollate fino alla notte di Ferragosto. No, cari amici miei, in un piccolo microcosmo di provincia, dove l’evento più eccezionale é l’ultimo “amico” di una donna sposata, la festa patronale è l’evento dell’anno!!!

Quello che appena terminato ti resta subito l’amaro in bocca e ti chiedi:

“Caspita, e domani il panino dove lo mangio?”

Che poi l’amaro in bocca, si sa, è dovuto all’inalazione da salsiccia abbrustolita, lasciata a macerare sui carboni per indurre in tentazione. Lo sanno tutti: i veri protagonisti della festa sono i Panini: salsiccia, bombette, pezzettini di carne e gnummarieddi. Non vi do la traduzione, perché chi vive nel mio microcosmo di provincia li conosce e per gli altri potrebbe essere una ragione in più per venirci a trovare. La festa Patronale diventa per tutti la giusta occasione di bruciare i grassi, quelli della salsiccia si intende, e allora per tale evento bisogna prepararsi…

Trucco e parrucco studiato ad hoc per le signore in bilico su trampolini improponibili persino a Valeria Marini. Barba e profumo con annesso mocassino e calzino bianco per gli uomini accompagnatori ufficiali, strappati alla comodità del divano da intonacate signore strizzate da panciere medievali nell’abito luccicoso dell’ultimo matrimonio della figlia della cognata della comare. Bisogna brillare, più delle luminarie, più delle luci psichedeliche delle giostre. E allora cascate di sberlocchi e brillantini per onorare i santi patroni.

San Vincenzo e San Vito sono destinati ad una lunga processione tra le vie della città. Si sa, l’Ave Maria scappa tra le corna di Peppino cu Maria, una nascita, nu divorziu e na promessa di matrimoniu, scandite dalla musica della banda. In fondo la festa patronale, per le associate al Club Pomeridiano del Rosario, equivale ad una full immersion, ad un corso di aggiornamento: tre giorni da passare tra chiese, processioni e sfilate serali avendo a disposizione un intero capitale umano da dissezionare. Un’occasione cittadina per vedere tutti, persino i cugini di 100° grado, che nel corso dell’anno si sono riprodotti e moltiplicati come i pesci nel paniere alle nozze di Cana. Mentre il traffico del mio microcosmo di provincia si congestiona, l’aria si inquina, i bambini vengono esposti ad importanti stress emotivi da esposizione eccessiva ai giocattoli e le donne rischiano la vita sui trampoli carichi di pailletes!!!

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Il Presepe Pasquale di Simone Saracino

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presepe 1Riprendere un’antica e paziente tradizione, plasmarla attraverso il lavoro meticoloso di giovani mani, annegare nella ricerca ossessiva di particolari stupefacenti e perfetti: è questa l’arte di Simone Saracino. Giovane sanvitese che da qualche anno confeziona, per la sua città e non solo, meravigliosi presepi di polistirolo esponendoli nelle chiese cittadine. Negli ultimi anni ha ripreso con elegante perizia l’antica usanza del Presepe Pasquale. Quest’anno la sua opera, esposta nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli e visitabile fino a Domenica 3 Aprile, ha voluto riprendere e omaggiare l’antica usanza cittadina dell’esposizione dei Misteri, che abitualmente si svolge presso la Chiesa di Santa Maria della Vittoria. Dal Mercoledì della Settimana Santa infatti, le statue vengono esposte alla contemplazione dei fedeli, che attraverso la forza evocative delle immagini rivivono gli episodi della passione di Cristo.

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Simone Saracino

Un’opera elegante e minuziosa che riproduce fedelmente il transetto destro della Basilica con l’altare del Carmine e la cappella di San Vito, il Santo Patrono. Al centro dell’altare, così come l’antica tradizione prevede, sono posizionati le cinque statue dei “Giudei” con al centro la Crocifissione. Nella Cappella di San Vito è adagiato il simulacro del Cristo Morto vegliato dalla Madonna Addolorata.

Con la stessa maestria dell’arte del ricamo Simone, ancora una volta, ha saputo plasmare il polistirolo rendendolo friabile materiale creativo e confezionando una riproduzione incantevole degli interni della Basilica. Un’opera dinamica capace di cambiare ed evolvere. Infatti, da questa notte, il Presepe Pasquale di Simone ha mutato volto: l’Addolorata è stata sostituita dalla gioia della Madonna Immacolata, chiaro riferimento alla tradizione della “Gloria”, insieme alla statua del Cristo Risorto certezza di fede e speranza. presepe 3
Forte appare il legame di questo giovane sanvitese con lo studio delle tradizioni del suo paese che cerca, attraverso la sua meravigliosa arte, di riportare in vita.
Sono le radici che ci trattengono, ancorandoci alla nostra terra e l’arte di Simone non smette di ricordarcelo ad ogni suo, sempre incantevole, lavoro.presepe 4

What is caciocavallo? Cronaca di una mattinata al mercato.

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20150907_110440Lunedì mattina, mercato settimanale, giornata di sole. La vita scivola godereccia e profumata tra i banchi dei venditori ambulanti. Ma cosa sta succedendo accanto al camioncino dei salumi e formaggi? Sento delle risate inondare l’aria e alcune frasi che arrancano attraverso uno strano accento italiano. Mi avvicino. Lo spettacolo è esilarante. Improvvisamente mi sento contagiata da una sensazione di allegria e sempre più curiosa cerco di capire cosa sta succedendo attorno al trionfo di caciocavalli appesi come reali trofei. L’aria profuma di mortadella e salame. Le risate si fanno sempre più fragorose. Finalmente capisco.
Siamo al sud, ricordo, qui le emozioni si condividono, l’ospitalità è sacra, come gli affetti, come la devozione. Qui vendere anche un caciocavallo significa raccontare e regalare una storia. E il salumiere dall’alto del suo furgoncino sta raccontando proprio una storia, quella del suo successo in Cina. Sta raccontando di quella volta che un “Giornalist cinese” ha fatto (perché per lui gli articoli si fanno, non si scrivono) un articolo sul suo strepitoso furgoncino di salumi, articolo rigorosamente pubblicato su un “Cinese giurnal”. Ed ecco, come per magia, che tra una mortadella e un salame sbuca il giornale, completamente scritto in cinese, orgogliosamente sventolato dal salumiere come una medaglia al valor civile. Esistono le prove: il suo furgoncino ha avuto un successone anche in Cina. Sposto lo sguardo sugli spettatori; sono letteralmente euforici, stringono tra le mani un bicchiere di plastica pieno di vino e grandi fette di caciocavallo. Sembrano in adorazione. I loro occhi hanno la grandezza dell’estasi mistica stampata nelle iridi; vorrebbero inginocchiarsi, ne sono sicura, per pregare quel buffo salumiere di donare ancora, come un dio, generosamente.
“No, più migliore della mozzarella!!! Questo lo made noi, qui in Puglia. You stend??? Capisci?” continua DIOSALUMIERECACIOCAVALLO.

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Finalmente capisco: sono turisti inglesi che stanno assaporando il profumo della nostra terra, condensata in quello spicchio di formaggio. Perché in quella fetta c’è il sapore della nostra erba a primavera, il lavoro dei nostri agricoltori, la maestria dei nostri caseari, il calore del sole, la felicità del vento. Vogliono immortalare il loro momento di felicità italiana. Mi propongo per fare la foto e li sento discutere della bontà di quel pezzo di formaggio, quasi come se fosse una delle opere d’arte più importanti al mondo o l’ultimo ritrovato della scienza per beffare la morte.
Sono felici, felici davvero. Scatto la foto. Guardo i loro occhi. Capisco.
Forse vivere qui, o vivere al sud, come qualcuno dice inarcando strani accenti, vuol dire avere la felicità condensata in un pezzo di caciocavallo, vuol dire trovare sempre qualcuno a regalarti un frammento della sua vita, delle sue storie, della sua ospitalità. I turisti sono molto Happy, si assicurano che la foto sia stata scattata e mi ringraziano. Sono sicura che anche loro renderanno famoso il nostro simpatico salumiere e forse questa volta si parlerà di lui su un giornale Made in England.