Il Tempo: uno strano marchingegno ferroso e arrugginito!

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tempo 1Oggi pensavo al tempo.
Uno strano marchingegno ferroso e arrugginito, nel quale le nostre vite si aggrovigliano, complicandosi. Misuriamo tutto attraverso il tempo: la nostra vita, i legami con gli altri e persino il silente rapporto con la morte. Siamo fatti di ore, rintocchi, giorni segnati sul calendario, siamo fatti di numeri, di attimi. Siamo fatti di speranze e di aspettative che cuociono la nostra anima sulla graticola scomoda dell’attesa…poi l’attimo arriva e mentre cerchiamo di afferrarlo, sfugge, svanisce. Così ricominciamo la conta del tempo sperando che qualcos’altro accada, che un altro pezzo di tempo passi, sfiorendo.
Siamo prigionieri di gabbie intessute da minuti, siamo prigionieri di inutili convenzioni sociali, siamo prigionieri dei nostri orologi che ci alitano sul collo costringendo le gambe a correre, perché qualche malefica entità ci sussurra quotidianamente di “dover ottimizzare il tempo”.
E noi obbediamo perché siamo capaci solo di fare quello.
Così perdiamo le sfumature delle stagioni che si susseguono un po’ più in là dei nostri nasi, perdiamo il candore di un sorriso che si insinua in una conversazione, perdiamo il piacere di scoprirci lentamente, la fragranza di un pomeriggio di solitudine e la carezza ovattata di una buona lettura.
Perdiamo il piacere di invecchiare, di sentire il tempo scivolare su di noi, sui nostri volti, sulla nostra anima…

#iosonoPenelope!!!

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bimba ginbocchia#IosonoPenelope si lancia nel mare tempestoso del web e prova a diventare un urlo di speranza tutto al femminile che vuole unire, fortificandolo, il coraggio delle donne.

#IosonoPenelope nasce dal nome della protagonista di una storia di coraggio e cicatrici, di sfide, battaglie e vittorie. Nasce dalla voglia di ,ivalsa delle donne che troppo spesso soffrono in silenzio imparando ad ingoiare il dolore per fortificarsi durante ogni lacerazione del corpo e dell’anima. Si, ci laceriamo ogni volta che qualcuno offende la nostra libertà, i nostri sogni, le nostre speranze. Ogni volta che il tempo si prende gioco di noi, imponendoci di rinviare a domani quello che vorremmo fare oggi, ora, adesso. Penelope risponde alla voglia di raccontarsi e di condividere le proprie storie, nasce dalla voglia di tessere una tela comune di solidarietà che possa unirci in un legame virtuale di forza e coraggio. Sulla nostra tela, se vorrete, ricameremo le nostre sconfitte, i nostri dubbi e le nostre straordinarie vittorie! Penelope c’è ed è pronta ad essere in ognuna di noi.

#IosonoPenelope !!!

ROCKINDAY!!!!

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locandinaPrendete un gruppo di amici strampalati con la passione piccante del rock, aggiungente un palco illuminato da esuberanti giochi di luce, mescolate il tutto con della buona birra, condite con dell’ottima musica rock attentamente selezionata e otterrete il ROCKINDAY.
Il festival giunge quest’anno alla sua nona edizione è festeggia le sue candeline con degli ospiti eccezionali che incendieranno il palco con la loro buona musica.
La serata del 6 Agosto prevede:
CSI, UNA e MINIMANIMALIST, giovane band vincitrice del contest organizzato dall’associazione presso il DRINK’N’ROLL.
La serata del 7 Agosto sarà affidata ai REZOPHONIC, I GIARDINI DI CHERNOBIL, LENULA, MIWOOK.
Gli organizzatori hanno voluto mescolare anche quest’anno i grandi nomi della scena rock italiana con le giovani band, dando loro la possibilità di condividere lo stesso palco, le stesse emozioni e lo stesso eccezionale pubblico.
Vi ricordo che lo spettacolo si terrà presso la Villa Comunale di San Vito dei Normanni, con inizio ore 21,00, non cercate di essere ritardatari perché gli organizzatori mi dicono che spaccheranno il minuto!!!
Ricordate ROCKINDAY!!!

Ci hanno rubato tutti i nostri sogni

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ARLECCHINOmediadefQualche giorno fa mi risuonava una frase nella mente: “Ci hanno rubato tutti i nostri sogni”.
Le parole si confondevano tra i pensieri melmosi, impastandosi al sudore della pelle, inumidita da questa ondata di caldo asfissiante. “Ci hanno rubato tutti i nostri sogni” continuavo a ripetermi, mentre il cuore si ibernava in uno stato di glaciale tristezza. Perché questa frase include innumerevoli significati, include tutte le sconfitte di una generazione di trentenni precari, di laureati che tirano a campare, di gente che si è arresa perché ormai era l’unica cosa da fare. Abbiamo studiato, abbiamo sacrificato un pezzo della nostra vita per cercare di avere un futuro migliore, abbiamo rincorso la libertà desiderandola come un’amante provocante e bella, e poi siamo caduti in una palude di precariato dalla quale non riusciamo più a tirarci fuori. Il nostro paese e le sue leggi hanno cancellato il futuro, i sogni e le speranze di migliaia di giovani italiani. Perché ogni volta che firmiamo un contratto a tempo determinato con un salario da fame perdiamo un pezzo dei nostri sogni e ogni volta che restiamo in silenzio, perché abbiamo paura di perdere anche un misero stipendio, uccidiamo un pezzo della nostra dignità. Siamo manovrati come vecchi burattini, tenuti dritti da un filo pronto a strozzarci se non continuiamo a recitare bene sul palco di una vita di cartone; siamo Arlecchino, destinato a prendere bastonate, perché ci hanno convinto che siamo solo capaci di combinare marachelle. Ci accusano di essere “Bamboccioni” senza progetti, senza speranze, senza idee, senza coraggio. Ma una nazione che stenta a riformare il mondo del lavoro, che ingarbuglia le nostre idee in una coperta burocratica asfissiante, che fa di tutto per non far realizzare velocemente e a basso costo un progetto, uccide un giovane, uccide una mente, un pensiero, un sogno.
Sì, ci hanno rubato tutti i nostri sogni ed ora cerchiamo di andare avanti a forza di spintoni, irrigidendo i muscoli e l’anima per farci coraggio, credendo di poter ancora lottare e strappare al destino il nostro pezzo di felicità.

Nel Profumo dei Gigli ospite della rassegna letteraria “Il Segnalibro”

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fotina 4I sogni sono fatti di bolle d’aria cariche di profumi…
Partecipare alla rassegna letteraria “Il Segnalibro” organizzata dalla Feltrinelli Point di Brindisi è stata un’esperienza molto emozionante. La nostra Penelope è stata presentata dalla Professoressa Ornella Di Marco, mia Prof. di Lettere del Liceo. Ritrovarci in questa occasione è stato fantastico. Lei conosce le profonde sfumature della mia scrittura e della mia anima. Ero una bambina quando lei correggeva i miei compiti incitandomi a proseguire il mio cammino nel mondo folle e stravagante della scrittura. Ieri sera lei era accanto a me, parlava del mio libro e della mia storia.
Nei cieli d’estate cadono stelle e piovono sogni…forse una stella è caduta su di noi a benedire il mio cammino…

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La Rassegna Letteraria ” Il Segnalibro” ospita Nel Profumo dei Gigli

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Penelope e la sua storia saranno ospiti Martedì 28 Luglio della rassegna Letteraria “Il Segnalibro”, organizzata da La Feltrinelli Point di Brindisi con il patrocinio del Comune. Siamo orgogliosi di far parte di questa bella iniziativa che vedrà avvicendarsi nella splendida location dell’Ex Convento Scuole Pie di Brindisi nomi importanti del giornalismo e della letteratura: Toni Capuozzo, Andrea Scanzi, Luca Bianchini, Davide De Zan e tanti altri che renderanno piacevoli le serate brindisine. sedia
Personalmente sono molto emozionata perché mi accompagnerà in questa nuova avventura la mia professoressa di lettere, Ornella Di Marco, che ha lasciato cadere in me i semi di quell’amore incondizionato per la letteratura, spronandomi con le sue parole ad intraprendere questo difficile cammino.
Vi aspetto numerosi!

Eva arriva da lontano…

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eva immagineIl mare sorprende con i suoi riflessi infiniti di luce. Il mare accoglie desideri, scrigno ovattato di confessioni e rimpianti. Il mare lenisce coccolando con le sue infinite correnti sotterranee.
I piedi nudi si incrociano, orme sconosciute sulla sabbia, si sfiorano come voli lontani di gabbiani e poi per un attimo toccano lo stesso orizzonte di vita, prima di perdersi per sempre.
Eva arriva da lontano, il suo paese è distante migliaia di orizzonti. Guarda il mare ogni giorno sotto il peso massacrante delle sue mercanzie colorate che propone con eleganza, poeticamente aiutata dalla sua intonata voce dall’accento francese. Eva porta disegnati sul volto i colori del suo paese, il Senegal, lasciato per inseguire una corrente fortunata, un sogno di rivincita, un attimo di felicità. Lei sorride e nei suoi occhi esplodono le danze della sua terra, l’euforia del suo coraggio, l’esuberanza dei suoi meravigliosi paesaggi.
È una bellissima donna Eva. Il suo volto racconta infinite storie di coraggio, i suoi occhi assetati di felicità racchiudono gli infiniti bagliori del mare. Io mi complimento con lei per la sua capacità di parlare francese, lei sorride e mi promette di parlare un po’ ogni giorno con me per abituare il mio orecchio. La sua generosità mi disarma.
Non ci sono filtri tra noi due; lei è leggera come la brezza che spira la sera sfiorando la natura e inebriandosi di profumi, lei racchiude in sé la forza delle donne, quel coraggio inarrivabile cucito sotto la pelle, la loro eleganza, la loro determinazione.
Avrei tanto voluto parlare con lei in riva al mare, ascoltare la sua storia, le tappe di quel lungo viaggio che l’ha fatta approdare sulle nostre spiagge a vendere fermagli e parei a scontrosi villeggianti solitari. Avrei voluto ascoltare le storie del suo paese, i suoi sogni, ma lei ha sorriso e con il suo meraviglioso francese mi ha salutato: “À bientot, mon ami”.
In quel saluto vi era tutta la bellezza della sua promessa…
Buona Fortuna amica mia… Spero che il nostro paese ti regali un pezzo di felicità.

Scarpette di cristallo o rosse come la violenza?

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Una scarpetta di cristallo. Una scarpetta di cristallo abbandonata sulla lunga scalinata di marmo del sontuoso castello di un sontuoso principe in un sontuoso regno. Una scarpetta di cristallo simbolo di un sogno di felicità coniugale necessaria alla realizzazione esistenziale di una giovane donna ricoperta di stracci liberata, dal suo aitante principe.

Siamo abituate a sognare di perdere quella scarpetta allo scoccare della mezzanotte, siamo abituate a far scivolare via quella scarpetta volontariamente, perché così potremo aspettare con ansia il principe che il giorno dopo sicuramente ci ritroverà. La scarpetta di cristallo calzerà perfettamente e noi saremo felici, felici di essere rinchiuse in un castello, felici di diventare come il cristallo, abituato solo a riflettere la luce che appartiene ad un altro sole.

Ci raccontano queste favole per tenerci buone da bambine.

Ho letto la notizia delle due donne decapitate in Siria perché accusate di stregoneria e ho pensato subito che le loro scarpette non potevano essere di cristallo. Cosa avranno mai provato mentre la lama tenuta da una mano maschile affondava nella loro carne? Quali pensieri avranno mai fatto mentre le loro teste ancorate ad un’intelligenza universale venivano tagliate via?

Nessuna scarpetta di cristallo, nessun sogno di cristallo, nessun pensiero, nessun amico, nessun rumore.

Le scarpette di cristallo appartengono alle belle favole dove le principesse vengono impalmate e non decapitate. Le nostre scarpe sono rosse, sporcate dal nostro sangue che continua a scorrere. Diventano sempre più rosse ogni volta che violentano la nostra anima e il nostro sesso, ogni volta che una delle nostre teste cade rumorosamente a terra, ogni volta che ci regalano un seggio o una carica pubblica alzando il tono esultante della loro voce da uomini mentre festeggiano i nostri successi. Le scarpette continueranno ad essere rosse finché il nostro piacere sarà cucito alla nostra carne, finché gli uomini faranno cadere le nostre teste e ci accuseranno di stregoneria, finché la nostra politica parlerà di quote rose che hanno il sapore di uno zuccherino che premia la buona condotta.

Per danzare abbiamo bisogno di scarpette, scarpette rosse come la forza vitale, non come il sangue!

Penelope e la sua prima presentazione…

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Presentazione libro A3Scrivere una storia, creare dal magma più profondo dell’anima un personaggio e poi materialmente partorirlo attraverso le pieghe della carta e dell’inchiostro.
Sfidare la materia attraverso i pensieri vaporosi e leggeri, plasmarla secondo capricciosi rumori del cuore e poi assistere silenziosi al distacco carnale e morboso di un personaggio che ti lascia perché comincia a vivere da solo, lontano da te.
Con la mia Penelope è accaduto proprio questo.
Ora lei, bella e stravagante, si denuda dinanzi ai suoi lettori e si lascia sconvolgere dai loro sentimenti che vibrano al racconto della sua storia.
Giovedì proveremo a parlare di lei e della sua essenza di donna insieme alla Professoressa Paola Cirasino, Presidente del Presidio del Libro di Ostuni, e ascolteremo alcuni passi del libro grazie alla voce dell’attrice sanvitese Maria Conte.
Io sono emozionata; scrivere è un atto silenzioso e cadenzato, un esercizio profondo di solitudine, ma cercherò di mostrarvi la genesi della mia Penelope, la sua linfa vitale e la sua stravagante passione per la vita e i suoi colori.
Ormai le Rive della nostra bella Itaca cominciano a popolarsi di tante amiche. Penelope è felice e lo sono anch’io.
Giovedì non mancate, noi vi aspetteremo.IMG_20150604_102136