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Giornata Mondiale della Poesia dedicata ad Alda Merini

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invito

L‘Unitre di San Vito Dei Normanni ha scelto Alda Merini per celebrare la Giornata Mondiale della Poesia. L’appuntamento è per questa sera ore 18,00 nella seda di Via Cavour.
Attraverso la declamazione di una rosa di poesie che lambiscono le più importanti raccolte poetiche della “ragazzetta milanese”, si cercherà di delineare “quell’universo Merini”, come lo definisce Maria Corti; una personalità incandescente che ha attraversato il Novecento cantando la vita.
Nell’invitarvi con piacere a questo incontro con la poesia, vi lascio alle parole di Ambrogio Borsani, che nell’introduzione della raccolta poetica Superba è la notte ha saputo con chirurgica precisione delineare il canto poetico della Merini:

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“Vi sono creatori che più di altri riflettono l’immagine sacrificale dell’arrischiamento, perché si sono calati nell’abisso, e con la loro opera invitano anche noi a scendere. Così si scende, con i versi di Alda Merini, in una notte piena di lampi, di bagliori, di vaste esplosioni. Una notte segnata dai bengala di esploratori dispersi, dalle fiaccole di anime smarrite in una selva oscura. Sopra le geografie poetiche il firmamento è solcato dalle comete di sinistre epifanie. E l’oscurità è così affollata di luci che la notte si fa più giorno del giorno. Le parole sono illuminazioni di chi ha passato una stagione all’inferno. Ci troviamo dentro una poesia di forti contrasti.”

Un libro “dedicato da una donna per tutte le donne”

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Gustav Klimt  Le tre età della donna 1905 Galleria Nazionale di Arte Moderna Roma

Gustav Klimt
Le tre età della donna
1905
Galleria Nazionale di Arte Moderna
Roma

“Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esistesse potrebbe anche esser una vecchia con i capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse la mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che chiede di essere ascoltata”

Comincia dalle parole di Oriana Fallaci, tratte da Lettera a un bambino mai nato, il mio post di oggi dedicato alle donne. Comincia con le parole di un capolavoro che ogni essere umano dovrebbe leggere. Questo libro, pubblicato nel 1977, periodo in cui l’Italia era coinvolta nel difficile dibattito socio-politico sulla legalizzazione dell’aborto, affronta con coraggio una rosa di problematiche legate alla difficoltà di essere donna e al diritto di scegliere di diventare madre. Il personaggio creato dalla Fallaci risponde in modo magistrale al tema trattato, ricoprendo il ruolo di una donna coinvolta nella lotta quotidiana per l’affermazione della sua emancipazione in una società tenacemente maschilista, nella quale il ruolo della donna è subordinato alla legge biologica di conservazione della specie.
La narrazione degli eventi che seguono l’evoluzione dell’ovulo fecondato sembrano essere urlati da una madre stufa della disuguaglianza sessuale subita in ogni sfera di azione. La Fallaci ci scaraventa addosso una serie di interrogativi spietati che ci lasciano vagare alla deriva, rovesciando i pilastri delle nostre certezze. La parola è aspra, ma proprio per questo si denuda in un incantevole ritmo poetico.
La Fallaci urla e lo fa da donna ferita, da spirito libero, pensante e androgino.

L’ingannevole favola dell’essere donna

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Frida Kahlo Le due Frida (1939) Museo de Arte Moderna Città del Messico

Frida Kahlo
Le due Frida
(1939)
Museo de Arte Moderna
Città del Messico

Cominciamo ad ascoltare le favole dai nostri primi giorni di vita. Esse ci cullano, accompagnandoci in mondi paralleli fatti di zuccherose fantasie colorate. Il nostro microcosmo di emozioni comincia a vibrare e impariamo a conoscere la stranezza del genere umano, che irruento comincia a turbinare nelle nostre piccole menti. Proprio attraverso le favole ci viene proposto il modello stereotipato della bella principessa, il più delle volte caduta in disgrazia, che attende con la folta treccia al vento il suo dolce, muscoloso, stupido principe azzurro. Così ci abituiamo all’idea di dover essere salvate perché fragili e stupide, rinchiuse in un castello, nell’alto di una torre inespugnabile, senza pensieri e senza coraggio.
Ma le donne sono davvero questo?
Oriana Fallaci, Alda Merini, Virginia Woolf, Frida Kahlo, J.K. Rowling sono delle stupide marionette vestite di raso, fasciate in corpetti massacranti, tenute in piedi su improbabili scarpette rosse? O sono donne che hanno in qualche modo attraversato l’oceano dell’incomprensione e del coraggio per affermare il loro essere, imponendosi semplicemente come menti capaci di pensare?
Giochiamo a credere che la donna sia riuscita ad affermare la sua parità di genere, ma ogni giorno mi scorrono davanti agli occhi decine di donne che lottano ancora con la loro massacrante quotidianità. Sono corpi che si dividono tra il lavoro, i figli, la casa, il marito e una società ancora maschilista che ti impone di dover rinunciare a qualcosa, perché una donna non può fare tutto.
Allora la politica parla ancora di quote rosa e imprenditoria femminile, la letteratura di poesia femminile, di romanzo femminile e di pensiero femminile. Ancora ci rinchiudono nella nostra gabbia uterina, ancora siamo diverse perché donne. Ancora dobbiamo lottare il doppio di un uomo per poter avere un seggio in parlamento, un posto da dirigente, un angolo in una navicella spaziale.
Quanto vorrei cancellare quell’inutile aggettivo che ci affibbiano, perché ogni volta che viene fatto e noi accettiamo che questo avvenga, veniamo ingannate,colpite, ferite, massacrate.
La parità sarà raggiunta quando non ci saranno più feste da celebrare, quando la mimosa sarà soltanto un fiore che annuncia la primavera, quando smetteremo di fare notizia straordinaria, quando una donna diventerà presidente della repubblica e i giornali non dedicheranno interminabili prime pagine al suo utero, ma semplicemente al suo percorso politico.

Presagi di Primavera

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Oggi mi sono ritrovata a sfogliare le pagine leggere del calendario, che silenziose sussurrano il passare inesorabile del tempo…
Come una bimba curiosa ho strappato il gruzzoletto di fogli e mesi appeso al chiodo…
Il tempo era tra le mie mani e il suo carico di speranze e progetti pesava sull’elenco interminabile di giorni, numeri e date. Le stagioni si susseguivano fulminee ed io continuavo a farle scorrere, assetata di primavera.
La primavera, cara immortale signora, gioca spensierata con il suo amico tempo e si beffa delle nostre vite stropicciate.
Si nasconde nelle profondità della nostra meravigliosa terra, coccolata dalla sua pastosa maternità, ed attende di essere accecante immensità di colori. La pioggia scorre ancora violenta sulla sua culla di radici ed alimenta i suoi singulti, consumandosi in questi ultimi giorni d’inverno. Il vento schiaffeggia ancora le lunghe notti senza stelle e il freddo assopisce la vita stordendola lungo le braccia degli alberi, pietrificati contro un cielo ancora carico di nuvole.
Ma la signora Primavera sta arrivando sul suo cocchio adorno di fiori, fasciata da leggeri vestimenti di organza; tra qualche giorno apparirà, diafana creatura, e corteggiandola si unirà attraverso un ancestrale atto d’amore a questa terra generosa, facendola impazzire di vita…
La sua follia di colori ci possiederà e avremo ancora voglia di cantare, di giocare e di vivere.
Perché ogni primavera, come un atto propiziatorio, ci riavvolge alla vita ricordandoci la sua tenace forza carnale, il suo coraggio e la sua potenza femminile capace di sconfiggere, sempre, il più lungo degli inverni .

San Valentino e l’Amore

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14 Febbraio, la festa dell’amore
Ma l’amore in realtà cos’è?
Cuoricini di cioccolato confezionati da mani industriali per noi?
Enormi mazzi di fiori congelati che appartengono a terre lontane e che mai forse hanno sentito vibrare la primavera?
Bigliettini comprati al supermercato in una busta di plastica sigillata in cui ci sono pensieri che non ci appartengono e frasi che forse non avremmo mai avuto il coraggio di scrivere?
Cos’è l’amore?
Cosa festeggiamo in questo giorno così particolare, dove Cupido sembra un vecchio ubriacone ossessionato dallo shopping e noi i suoi stupidi sudditi obbedienti?
Forse per festeggiare l’amore basterebbe uno sguardo al lume di una candela, una poesia composta ascoltando il sussurro dei sentimenti; o anche solo un po’ di tempo da dedicare alla persona che amiamo.
Dovremmo avere il coraggio di riappropriarci della semplicità della nostra vita, dei suoi ritmi e dei piccoli cristalli di magia che essa nasconde nei lenti respiri.
San Valentino sicuramente protegge gli amanti, ma lo fa accompagnandoli in una lunga passeggiata in riva al mare, in un abbraccio improvviso, in una risata fragorosa che svela la complicità di due vite che hanno scelto di intrecciarsi…

P.S. I regali più belli che io abbia mai ricevuto sono una torta al cioccolato fatta in casa e un mazzo di fiori di campo, con annessa mimosa.

P.S.S. Solo un piccolo inconveniente: sono allergica alla mimosa!!!

RICAMI D’INCHIOSTRO recensisce PREMIATA DITTA SORELLE FICCADENTI di ANDREA VITALI

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・ un paesino adagiato sulla sponda orientale del lago di Como
・ una storia d’amore ai limiti del reale
・ una merceria con un’importante storia alle spalle.

La “Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti” di Andrea Vitali scorre velocemente per la strana esuberanza sia della storia che dei personaggi, senza però lasciare un segno marcato.
Tra le righe del romanzo scorgiamo un mondo di provincia infestato da strane presenze: Rebecca, la perpetua convinta di scorgere in ogni angolo el diàbol bestia; Novenio, giovane poeta incompreso e le sorelle Ficcadenti, Giovenca e Zemia: la prima meravigliosa espressione del creato, l’altra terribile scherzo della natura.
Vitali crea una divertente sfilata di tipi umani, che però non godono di una ricercata tridimensionalità; sembrano piuttosto delle maschere agghindate per una carnevalesca commedia, nella quale il bello è sinonimo di buono e il brutto foriero di sventure. Annoia per un po’ la loro ripetitiva normalità umana che rende la storia monocromatica.
Chiarissimo il riferimento al Manzoni: i luoghi, i personaggi e in parte la storia ci riportano alle vicende di quei famosi Renzo e Lucia; soprattutto Don Primo, rivisitazione attuale di Don Abbondio e delle sue manovre matrimoniali!

“Da quella poltrona aveva consigliato e sconsigliato matrimoni, alcuni addirittura li aveva combinati orientando le scelte di un bravo giovane verso un’altrettanto brava giovane. A meno che non fossero socialisti, categoria che peraltro in paese aveva riportato un risibile risultato alle ultime elezioni del novembre 1913, e ancora stava annaspando”

Consigliato per letture leggere, dopo i pasti o prima di andare a letto.

L’anima delle parole

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Scriviamo, leggiamo e sprechiamo miliardi di parole. Le accartocciamo contro le nostre labbra come fossero involucri di dolciumi da gettare via. Ma quante volte ci fermiamo ad assaggiarne il vero sapore? Quante volte ci fermiamo a sentire la loro dolcezza sciogliersi lentamente nell’anima?

Forse quasi mai.

Le parole ci scorrono dalle labbra come fiumi in piena senza che ci siano argini a trattenerle. E non ci accorgiamo che esse, come essenze vellutate di magia, possono creare meravigliosi incantesimi o terribili cicatrici.

Quante cicatrici portiamo nel cuore? Quante di esse sono state inflitte da parole scagliate contro di noi con violenza?

Tante. Troppe.

Molti non si accorge di quanto forte e spietata sia l’anima delle parole. Un’ancestrale magia che può creare suoni e forme meravigliose, schiudere segreti ed innalzare sentimenti, ma anche ferire, squartando quel velo sottile che protegge la nostra delicata essenza. Qualcuno a volte ci violenta, lapidandoci con le sue altisonanti parole da esperto. Quanti stregoni della parola!

Allora in questo mondo che cerca di travolgerci con il suo cicaleccio feroce di parole, dovremmo tacere per un momento, afferrare un buon libro e lasciarci coccolare dalle sue parole, interrogandoci sul loro vero significato e sulla loro incandescente magia.

RICAMI D’INCHIOSTRO recensisce IL BACO DA SETA di ROBERT GALBRAITH

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・ Una scena del crimine al limite dell’umano;
・ una vittima: Owen Quine, scrittore;
・ un manoscritto: il Bombyx mori, sparito nel nulla.

Questi gli ingredienti de “Il Baco da Seta”, il nuovo lavoro di Robert Galbraith, pseudonimo della scrittrice britannica J.K Rowling.

Ancora una volta il bisturi d’inchiostro della Rowling affonda nelle membra dell’umana sostanza, svelando i lati più oscuri dell’animo umano. Descrive il mondo dell’editoria, i suoi personaggi manovrati da giochi di denaro e i cambiamenti che la stanno investendo e trasformando nell’era del digitale.
“Il baco da seta rappresenta una metafora dello scrittore e dell’agonia cui è sottoposto perché se ne possa ricavare qualcosa di prezioso. Nient’altro”
Stupisce la Rowling, ancora una volta, innalzandosi anche a geniale scrittrice di gialli.
Stupenda la sua Londra innevata, la sua Londra dei pub e delle linee di metro nelle quali ci fa correre sulle tracce del manoscritto di Quine, attraverso le sue descrizioni impressioniste.
Impeccabile come sempre la sua scrittura, calibrati e sconvolgenti i personaggi.

ASSOLUTAMENTE DA LEGGERE!!!

Inizio da qui… dalle PIEGHE DELL’ANIMA

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Ho sempre posseduto un diario.
Ho sempre posseduto una riserva segreta di carta e una penna, un mondo di mezzo a portata di mano dove poter annegare solitaria nei miei pastosi pensieri fatti d’inchiostro.
La scrittura fa parte di me, avvinghiata alle cavità più nascoste della mia anima, cucita a quello strato profondo dell’essere, viscerale, potente.
Allora perché non scrivere? Perché non aprire quell’universo di sensazioni che popolano i miei silenzi e irrompere in questo universo fatto di click per provare a far vibrare queste mie dolci PAROLE D’ORGANZA?
Spero possano farvi compagnia, proprio come fa l’organza quando scivola sulla pelle, coccolandola.