Cara Bilancia, tu non conosci mia madre!

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Carciofi ripieni. Tratti da: La Cucina di Rosetta

 

Cara bilancia,

è da un po’ che non ci si vede ma, sai, le cose qui si sono complicate. Lo so che l’ultima volta sei stata molto chiara con me, sottolineando il fatto di dover necessariamente rimettersi in forma.
Ma tu non conosci mia madre!!!
Io vorrei tanto sollevarti dal peso che affligge la tua coscienza numerica, ma è una lotta difficile, piena di impervie battaglie all’ultima caloria. Convivere con una persona che non ha mai fatto una dieta in vita sua, che frigge qualsiasi cosa le capiti tra le mani e che usa il pane come fedele amico diventa un supplizio, specialmente se sei a dieta.
Cara bilancia, ti racconto cosa è successo ieri…
“Mamma,vado a lavoro! Quando torno alle 17,00 mangio uno yogurt, ok? Non preparare niente”
Accordo firmato con pace internazionale!
Giornata lavorativa come al solito: clienti esigenti, problemi logistici da risolvere e quel senso fraterno di fame insidiato nella bocca dello stomaco. Ma si sa, la vita non è facile per nessuno. Basta sorridere, sorridere sempre.
E alle 17,30, quando sono tornata a casa, mia madre sorrideva…
“Hai fame?”
“No, ora vengo in cucina e mangio uno yogurt” e comincia suadente ad arrivarmi un dolce profumino di cibo, intenso, speziato, sexyssimo. Sì, il cibo è sexy.
Metto la mia bella tutina casalinga ed entro in cucina.
Tavola imbandita, piatto stracolmo pronto a sacrificarsi in nome dei miei strati adiposi e della mia cellulite a buccia d’arancia, perché, si sa, i mali non vengono mai da soli.
“Le ho preparate per papà, ma ho appena spento la cucina, sono ancora calde. E poi sei andata a lavoro, ti sei stancata, sicuramente avrai fame. E po’ ce ata fa cu lu yogurt, ata cresci…
Premesso che non lavoro in una fabbrica, non ho più cinque anni e credo che la mia fase di crescita si sia conclusa da un decennio ormai. Premesso anche che mi piace lo yogurt e adoro i suoi effetti sulla bilancia.
Ma lì sulla tavola c’era un piatto stracolmo di carciofi ripieni e un vassoio di focaccia al pomodoro e mozzarella fumante
Bisogna essere davvero insensibili per restare fermamente convinti di proseguire la propria dieta, dinanzi ad una tavola simile.
In fondo sarà solo qualche caloria, mia madre non usa molti condimenti; sono loro che procreano una volta in luna di miele al caldo!!!
Cara Bilancia, non dubitare delle mie buone intenzioni; la primavera è lunga, vedrai, prima dell’estate mi sentirai con la stessa dolcezza di una piuma, saremo felici insieme e al mare sarò una strafiga!!!
A presto!

P.S. ti saluta mia madre, dice che le farebbe piacere averti ad uno dei suoi fritto party!!!

Nuova sfida per Penelope:Festival del Libro Possibile!!!

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il libro possibileAbbiamo iscritto la nostra Penelope e Nel Profumo dei Gigli  ad un nuovo contest letterario. Questa volta, grazie al vostro aiuto, potremmo ottenere una delle vetrine più importanti del nostro territorio: Festival Il Libro Possibile Di Polignano!!!
Se riuscissimo ad arrivare al primo posto con il maggior numero di Like potremmo aggiudicarci una presentazione del libro proprio durante una delle serate del Festival!!!

Conquistare questo bel traguardo sarebbe fantastico, ma abbiamo bisogno del vostro aiuto per continuare a sognare e per regale una splendida possibilità alla nostra tenace Penelope, che ha ancora voglia di far conoscere e apprezzare la sua storia!!!

Votare e semplicissimo:
* clicca sul link

https://foto-app.appspot.com/app/foto/item/100632460031212/5899592059584512

* lascia il tuo like sulla pagina de Il Festival Del Libro Possibile nel riquadro in alto
* conferma sempre nello stesso riquadro
*clicca ok
*clicca su conferma
* VOTA.
Grazie mille!!!!

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Buona festa del lavoro un corno!!!

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tempimoderni1Augurata dai palchi, pomposamente celebrata dalle reti televisive unite da un legame servilista e commerciale, devastata dalle parole cangianti dei nostri strampalati politicanti, così simili a truccatissime soubrettine addestrate dal fascino della telecamera.

Buona festa del lavoro un corno!!!

Non c’è nulla da festeggiare, dove manca il festeggiato. Non c’è nulla da imbandire con i colori di una bandiera che, siamo sinceri, a volte non sentiamo nemmeno più tanto nostra.
Il lavoro va difeso ogni giorno, in ogni azione della nostra vita e va celebrato con l’entusiasmo di un’esistenza che diventa serena, perché dal lavoro nobilitata.
Io non ho voglia di festeggiare nulla.

Perché non c’è da essere allegri con un contratto part time. Per un lavoro che, per quanto dignitoso possa essere, ti ingabbia in un bunker dove la crescita più grande che tu possa vedere non ti appartiene e di certo non gratificherà mai te!
Non c’è nulla da festeggiare se le notti che hai passato in bianco per ottenere una laurea ti hanno provocato solo qualche occhiaia e una laurea che ormai è solo carta.
Ormai siamo disposti a fare di tutto pur di mantenere questo straccio di lavoro che abbiamo, perché ci hanno insegnato che tanto “tutti sono necessari e nessuno è indispensabile” e dietro il tuo curriculum ce ne sono altri cento, e se tu hai qualche idea rivoluzionaria in merito “arrivederci amico”. Tanto la merce da barattare e un altro automa che fa il tuo stesso lavoro si trovano facilmente, poi non sarà professionale come te, ma chi se ne frega, non facciamo più caso a queste cose.
Siamo diventati ricattabili e la merce che svendiamo per una manciata di euro è la nostra dignità, pagata a ore, nella peggiore delle ipotesi con i voucher, calpestata ad ogni contratto firmato con la tristezza in gola e con la testa bassa, per non suscitare tensioni.

Ma siete sicuri che ci sia proprio qualcosa da festeggiare oggi?

Io spero che sia già domani!!!

17 APRILE, IO VOTO SI

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scansione0008Una foto, un ricordo e il mare.

L’infanzia che ha il sapore della salsedine asciugata sui capelli. Il gusto lontano della merenda sgranocchiata con i quattro denti nuovi, i due caduti e gli altri traballanti. Le bugie sabbiose raccontate per andare ancora una volta in acqua…

Il silenzio ovattato del respiro sott’acqua, la voglia di lasciare la riva e cercare di raggiungere l’orizzonte,con un paio di braccioli un po’ sgonfi e con un pizzico di paura nelle timide bracciate.

Vivo in Puglia a due passi dal mare. Il mare è cucito sulla mia pelle indurita dal sole martellante di questa terra. Il mare mi appartiene. Il suo sussurro fatto di correnti e di maree culla la mia vita anche d’inverno, quando sembra triste e arrabbiato, forse perché lo lasciamo troppo solo.

Siamo gente del Sud e il mare con il suo umorale, cangiante carattere ci mitiga, ci scava, ci smussa con la stessa forza con la quale scolpisce la costa.

Domenica 17 Aprile andrò a votare, esercitando il mio diritto di cittadina chiamata ad esprime la propria opinione e voterò SI.

Per difendere i miei ricordi, per difendere il mio mare, per difendere la mia terra.

Per salvare il MAREcon le sue onde sfidate dal maestrale, con i suoi abissi fradici di segreti, con le sue correnti incostanti, con i suoi colori cangianti e profondi, con la sua candida schiuma….”

Il Presepe Pasquale di Simone Saracino

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presepe 1Riprendere un’antica e paziente tradizione, plasmarla attraverso il lavoro meticoloso di giovani mani, annegare nella ricerca ossessiva di particolari stupefacenti e perfetti: è questa l’arte di Simone Saracino. Giovane sanvitese che da qualche anno confeziona, per la sua città e non solo, meravigliosi presepi di polistirolo esponendoli nelle chiese cittadine. Negli ultimi anni ha ripreso con elegante perizia l’antica usanza del Presepe Pasquale. Quest’anno la sua opera, esposta nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli e visitabile fino a Domenica 3 Aprile, ha voluto riprendere e omaggiare l’antica usanza cittadina dell’esposizione dei Misteri, che abitualmente si svolge presso la Chiesa di Santa Maria della Vittoria. Dal Mercoledì della Settimana Santa infatti, le statue vengono esposte alla contemplazione dei fedeli, che attraverso la forza evocative delle immagini rivivono gli episodi della passione di Cristo.

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Simone Saracino

Un’opera elegante e minuziosa che riproduce fedelmente il transetto destro della Basilica con l’altare del Carmine e la cappella di San Vito, il Santo Patrono. Al centro dell’altare, così come l’antica tradizione prevede, sono posizionati le cinque statue dei “Giudei” con al centro la Crocifissione. Nella Cappella di San Vito è adagiato il simulacro del Cristo Morto vegliato dalla Madonna Addolorata.

Con la stessa maestria dell’arte del ricamo Simone, ancora una volta, ha saputo plasmare il polistirolo rendendolo friabile materiale creativo e confezionando una riproduzione incantevole degli interni della Basilica. Un’opera dinamica capace di cambiare ed evolvere. Infatti, da questa notte, il Presepe Pasquale di Simone ha mutato volto: l’Addolorata è stata sostituita dalla gioia della Madonna Immacolata, chiaro riferimento alla tradizione della “Gloria”, insieme alla statua del Cristo Risorto certezza di fede e speranza. presepe 3
Forte appare il legame di questo giovane sanvitese con lo studio delle tradizioni del suo paese che cerca, attraverso la sua meravigliosa arte, di riportare in vita.
Sono le radici che ci trattengono, ancorandoci alla nostra terra e l’arte di Simone non smette di ricordarcelo ad ogni suo, sempre incantevole, lavoro.presepe 4

Domenica a casa mia? Fritto Party!!!

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CARCIOFI

Carciofi fritty by Rosetta 

Ore 12,30: tutto comincia da una pentola stracolma di olio che con amorevole devozione viene messa a riscaldare sul fuoco. Sì, devozione, avete capito proprio bene. Perché l’appuntamento settimanale con la frittura a casa mia è una questione di fede. La domenica va consacrata e ciò si fa con la benedizione del cibo nell’olio bollente, che viene amorevolmente impanato, condito e fritto, perché come dice mia madre “Ci no fricimu qualche cosa no pari mancu ca eti dumenaca”.
Questa frase, credetemi, rappresenta la sua filosofia di vita che ha sicuramente detto no a Valsoia e che presuppone un fegato in buono stato e un’ottima situazione arteriosa.
Nella sua pentolina antiaderente riesce a friggere davvero di tutto: dalle classiche polpette di carne (condite con abbondante aglio, perché, si sa, noi abbiamo paura dei vampiri) a melanzane, zucchine, carne a fette, pane, olive, mozzarelle, panzerottini, carciofi, pesce. E non importa se il pranzo della domenica viene ingerito alle 14,00 e digerito alle 14,00 del giorno successivo con annesso jet lag, non importa se tu sei a dieta e vorresti due verdurine senza olio cotte a vapore, non importa se i nutrizionisti consigliano di limitare la frittura. A casa mia la domenica si deve friggere. E siamo ancora più contenti se quello che immergeremo nell’olio bollente è stato amorevolmente passato in uno spesso strato di impanatura, dorata, speziata e appesantita a dovere.
Alla fine, dinanzi al trionfo del colesterolo e alla faccia gaudiosa della mia frittosa mamma che giunge a tavola con i suoi vassoi grondanti calorie e grassi, guardandoti sorridente, felice della sua frittosa domenica, non ti resta altro che mangiare e ingerire quelle festanti calorie, pregando durante il devozionale rito frittoso di non ingrassare tanto, sperando in un benevolo metabolismo.
Intanto la metamorfosi si sta già consumando e dalla punta dei capelli fino all’estremità più nascosta del mio calzino destro l’essenza di fruttura numero 6 si è impossessata di me, rendendomi femminile come un carciofo immerso nell’olio bollente…
Perché a casa mia la domenica: no fritto? No party!

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Purpetti by Rosetta!

Non regalateci mimosa!!!

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Non regalateci mimosa.

Non scriveteci inutili messaggi, noi non lo facciamo mai per celebrare il vostro testosterone.

Non dedicateci canzoni, la musica dei vostri silenzi è già abbastanza assordante.

E non mandateci scatole di cioccolatini, non siamo addestrate e non ci servono zuccherini per essere felici.

Dimenticate per un istante il sesso che la natura ha cucito sul nostro corpo e cominciate a lottare con noi contro la disparità di genere, che ogni giorno non celebra la nostra natura ma la ferisce, sminuendola. Come?

Ogni volta che il nostro viene definito sesso debole!
Avete mai provato a far nascere una nuova vita? Avete mai provato la sensazione di essere dilaniati da un dolore pulsante all’interno del vostro corpo che ogni mese per alcuni giorni vi ricorda di essere donna e lo fa attraverso la distruzione e rigenerazione di un pezzo del vostro corpo?
Saremo anche il sesso debole, ma ho visto uomini sbiancare dinanzi ad un taglietto superficiale sulla loro pelle.

Letteratura femminile, editoria femminile, scrittura femminile.
Avete mai sentito parlare di letteratura maschile? Editoria maschile? Scrittura maschile?
Usiamo la stessa lingua e le stesse regole grammaticali e allora perché usare questa stupida quanto inutile differenza?

Auguri e figli maschi!!!!
Stiamo scherzando??? Usiamo ancora augurare il meglio a qualcuno con una simile quanto ignobile frase? Perché? Avere figlie femmine non è la stessa grandiosa benedizione?

Ah, vi prego, cercate di dimenticare le quote rosa! Sono uno zuccherino amaro che la politica, con la sua ossessiva ricerca di consenso, ha destinato a noi. Noi vogliamo essere votate in completa libertà e non perché alcuni uomini hanno deciso di destinarci un paio di seggi!
Io voglio una Presidentessa del Consiglio donna e voglio una Presidentessa della Repubblica donna. E voglio che la mia lingua usi il genere femminile per indicare la loro professione!!!

Concludo mutuando le parole della mia amica Maristella, che ha lasciato questo commento sul blog. Nella sua riflessione tutta la forza e il coraggio della nostra essenza:

“Anche nella malattia c’è discriminazione di genere un pink ribbon (odiatissimo.. e creato da donne per uomini e donne stupide) non ha eguali nelle patologie maschili che so..il cancro alla prostata mica è cosi sputtanato, svenduto, deriso commercializzato come i carcinomi al seno si siamo donne ..oltre le gambe c’è di piu (????)”

Vi prego, dimenticate questa inutile ricorrenza. Copriteci di dignità e di diritti, ogni giorno e in tutti i luoghi sociali nei quali ci incontrate!

Ah, dimenticavo, smettete di avere paura di noi!

Una romantica cena di San Valentino per due (più o meno)

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14 Febbraio ore 21,30 che la commedia abbia inizio. Ristorantino, bigliettino, appuntamentino, bacino. Una serie interminabile di diminutivi e vezzeggiativi da far invidia all’intero collegio degli accademici della Crusca riuniti in seduta straordinaria per festeggiare ed onorare il Santo dell’Amore.E per una strana magia ti ritrovi alle 21,30 nel bel mezzo del dolce naufragare nel mare infinito dell’umano delirio, seduta ad un tavolo di un ristorantino niente male, inondato di candele e cuoricini, a celebrare l’amore nel bel mezzo di un carnevale brasiliano, seduta accanto a due romantiche coppiette.

Signorina Lato Sinistro: gnocca da far rabbrividire persino Tutankhamon. Calze a rete con fascia di pizzo posizionata perfettamente sotto il bordino della gonna, camicia vedo e non vedo (vedo, vedo) a pois tono su tono e labbra tinte di rosso che fanno pendant con la tovaglia. Seduta dinanzi ad un elegante ragazzotto in giacca e cravatta, visibilmente anestetizzato dai pois.

Signorina Lato Destro: vestitino anni ’30 (dell’800), boccoli veri, come quelli della mia ultima Barbie, incantevole vocina, e uno sguardo perso negli infiniti ghirigori del muro dinanzi a lei, uno sguardo perso nei lontani fumi dei suoi pensieri.

Perché uscire a cena la sera di San Valentino in realtà vuol dire trascorrere una bella serata in compagnia, la compagnia di persone che non hai mai visto in vita tua, ma che continuano ad urtarti con il gomito alitando nel tuo bicchiere. Perché la sera di San Valentino i ristoratori sono così fedeli al concetto di amore e condivisione, tanto da moltiplicare i tavoli e sistemarli uno accanto all’altro, così da poter far sentire tutti “Vicini Vicini”.

Allora diventa inevitabile perdersi nei discorsi della Signorina Lato Sinistro, intenta a ricercare le sue amiche su facebook che in tempo reale stanno postando i loro selfie da “supergnoccastar” per farsi localizzare immediatamente dalle povere amiche single, costrette a film e patatine in compagnia del fedele divano. Paola, Giovanna, Martina… ci sono proprio tutte e tutte sono state localizzate in posti più alla moda. A sottolineare a quel povero ragazzo sfigato in giacca e cravatta che, nonostante i suoi sforzi, ha sbagliato tutto, ma proprio tutto, perché le sue amiche l’hanno fregata, ancora una volta. Eppure a me non sembra essere così delusa dal piatto di paccheri e gamberoni, anzi, sembra aver dimenticato che fino a qualche istante prima stava gravando sulla mia coscienza con i suoi discorsi sul controllo ossessivo delle calorie, mentre io cercavo di mangiare i miei fusilli con carciofi e salsiccia di Norcia, conditi con un po’ di pecorino che sul menù tenevano a sottolineare fosse di masseria.

E la Signorina Lato Sinistro? Immersa in una ascetica contemplazione del suo tortino di verdure, una volta fumante. Impegnata ad eliminare ad una ad una le foglioline di menta amalgamate nell’impasto.

E gli uomini??? Silenziosi. Lontani. Vittime di San Valentino che dall’alto vigila benevolo sul loro portafogli, rigorosamente riempito a sufficienza per onorare la festa dell’amore…

E mentre nel mondo le donne lottano ogni istante per raggiungere la vera parità dei diritti che ci viene negata, la Signorina Lato Sinistro e la Signorina Lato Destro si alzano per andare in bagno proprio quando il cameriere ha portato il conto, ben lontane dell’idea di pagare di tasca propria la cena romantica di San Valentino. E mentre i due uomini si chiedono dove sia andato a farsi fottere il controllo delle calorie che le loro dolci donzelle monitorano quotidianamente con una app, dato che hanno mangiato così tanto e senza scrupolo calorico di coscienza, sono costretti ad obbedire alle regole del galateo e a sborsare, in nome dell’Amore, il conto.

Portata dopo portata la serata scivola via “tra incanti di desideri” e “frasi d’amore sussurrate” in mondo visione tra un selfie e l’altro, tra un “mi piace” e un pettegolezzo. Lontani da Giulietta e il suo balcone, da Heathcliff e la sua follia, dal Professor Piton e dalla sua fedeltà a Lily Potter. Lontani dalla magia delle lettere e dai sospiri centellinati, lontani dalla poesia e dalla bellezza delle parole. Lontani dall’amore.

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Parlando d’amore: intervista alla Signorina Mafalda Russo

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Ho avuto il piacere di incontrare alcuni giorni fa la Signorina Mafalda Russo, protagonista ombrosa e silente di Nel Profumo dei Gigli. Insieme, davanti ad una fumosa tazza di tè, abbiamo chiacchierato sull’amore e sulle sfumature di questo strano sentimento che ha profondamente scalfito la sua vita.
“Signorina Mafalda, l’abbiamo conosciuta attraverso le pagine di un racconto, ma mi è parso di capire che lei abbia tenuto questa storia chiusa in uno scrigno per molti anni della sua vita. Perché?”
“Provi ad immaginare una ferita. Cosa facciamo quando, presi dal panico, ci accorgiamo di esserci fatti mali? Copriamo subito la lacerazione e cerchiamo ad occhi chiusi di fasciarci. Bene, io ho fatto questo, mi sono fasciata per sentire meno dolore.”
“Mi parla di lacerazione e di dolore, ma stiamo parlando di amore. Cos’è per Mafalda l’amore?”
“Una malaria”
“Una malattia, quindi?”
“Ci sono i sintomi, c’è un’evoluzione, un picco ed una lenta guarigione. Ogni malattia ci fortifica e in qualche modo ci rende più energici, ci rende migliori.”
“Si è innamorata da ragazza, e poi?”
“Credo che si ami solo una volta veramente. L’amore ci marchia ed in modo indelebile. Ci si incontra una volta, una sola, eterna volta, e si sceglie di farsi pervadere da una sola corrente… Le altre sono spirali di vento.”
“Quindi ci sta dicendo che non ha amato più…”
“Forse non ha letto la mia storia… Ho amato ogni giorno della mia vita e ho cercato di difendere il mio amore senza sgualcirlo, senza sciuparlo, senza permettere al dolore della delusione di annientarlo… Ho distrutto per un po’ me stessa, ma mai il mio amore.”
“Lo ha difeso?”
“Certo. E continuerò a farlo, perché mi ha insegnato la bellezza della vita, la fragranza dei colori, la poesia della natura e la profondità dell’anima. Ti accorgi di avere un’anima, proprio quando inizi ad amare.”
“Ma nel fare questo ha dimenticato se stessa…”
“Dimentichiamo sempre qualcosa…”

Mi ha lasciato con queste parole, la Signorina Mafalda Russo…
Forse il nostro incontro è stato un bagliore racchiuso in un sogno, in una delle lunghe notti di inverno quando persino le stelle si tengono vicine per farsi compagnia. Forse l’ho incontrata davvero, in uno scontro di ombre e fantasmi… Forse la sua storia non esiste, o forse si rigenera ogni volta che una donna sceglie di amare e di donarsi completamente a questo sentimento. Perché Mafalda appartiene ad ognuno di noi, è il nostro lato più tenace dell’amore. Tutti abbiamo uno scrigno come il suo e come il suo carico di ricordi e vecchie fotografie. Giochiamo a dimenticare certe esperienze, ma non dimentichiamo mai davvero; il ricordo è tenace, e le lacerazioni lasciano sempre cicatrici.
Le sue parole sono forti come uragani e mi sembrava giusto celebrare la sua poetica visione della vita, condividendola con voi che tanto l’avete amata e odiata come personaggio…

Ad maiora e Buon San Valentino, anche se credo che ogni giorno l’amore dovrebbe essere celebrato.cuori

Penelope ed una nuova avventura!!!

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Buongiorno mie cari lettori…oggi di comune accordo con Penelope abbiamo deciso di condividere con voi una delle nostre strampalate avventure: abbiamo,qualche giorno fa, iscritto il nostro romanzo al suo primo concorso letterario!!! Siamo molto emozionate!!!
Abbiamo bisogno però del vostro aiuto!!! Il concorso al quale stiamo partecipando e “Il Tombolo” organizzato dall’associazione ProCantù e prevede una prima fase durante la quale i romanzi iscritti saranno votati online. Solo i primi 10 romanzi più votati avranno accesso alla seconda fase, durante la quale una giuria tecnica valuterà le opere.
Sono sicura che mi aiuterete in questa nuova avventura. Vi posto il link scorrendo la pagina troverete la copertina di Nel Profumo dei Gigli, se volete potrete cliccare sulla manina e votare Penelope e la sua storia.fotina 5

Ad Maiora!!!

http://www.procantu.co.it/premio-letterario/4a-edizione-2016/