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Ciao, mio bel libro…

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Ciao mio bel libro,

come stai? Vivi da qualche giorno eppure sembri già così lontano, così grande e così autonomo.
Hai imparato a respirare e a far entrare l’aria della nostra buffa realtà tra le tue belle pagine di carta, hai imparato a farti accarezzare da altre mani, da altri sguardi, da altri sogni. Hai imparato a danzare lontano con altre anime ed altri vissuti. Sento dire cose meravigliose sul tuo conto; i nostri amici stanno imparando ad amarti, ad amare la nostra Penelope e la nostra piccola, grande storia.
Sono orgogliosa di te mio bel libro, della tua vivace intraprendenza e della tua voce sinuosa come un canto di poesia.
Averti tra le mani, sentire il tuo odore, accarezzare le tue parole è stata un’emozione graffiante. È stato come mangiare una nuvola di zucchero; le sensazioni candide e vaporose si sono sciolte donando una strana sfumatura di felicità alla mia semplice vita.
Corri mio bel libro, corri attraverso le correnti delle tue parole e naufraga sui porti di altre anime, di altre storie, intrecciandole alla nostra

A presto!

Tua,
Vita.

Aspettando il 4 Giugno!!!

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partire‪#‎sullerivediitaca‬ oggi ho un po paura…
Mancano tre giorni e poi Penelope lascerà le nostre rive per sussurrare la sua storia Nel Profumo dei Gigli
Insieme ci siamo fatte forza, ci siamo arrabbiate ed emozionate, abbiamo attraversato i sentimenti e abbiamo provato a racchiuderli in una storia…
Ora la storia sarà vostra,così come Penelope e come questa esperienza, terribilmente emozionante…
Aspettando il 4 Giugno!

La nostra storia comincia da qui…

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macchinaEra un giorno di settembre ammorbato di tristezza, un giorno come tanti, quando l’estate piano sfuma verso l’orizzonte perdendosi nelle sue sfumature di caldo e colori. Era un giorno pieno di ricordi, di immagini lontane e di paure. Era un giorno in cui l’amore aveva tradito se stesso ed era fuggito lontano, aveva lasciato, vigliacco, che io mi arrendessi senza lottare. Mi aveva vinto, frantumandomi.lancio
In quel giorno, immersa nel silenzio solitario della mia stanza, è nata Penelope, annodata al cordone ombelicale della sua storia.
L’avevo vista passeggiare dinanzi ai miei occhi, l’avevo coccolata, aspettata, a volte anche ripudiata, ma lei era sempre tornata a fiorire nei miei pensieri, idea sulfurea di poesia. Non era stato facile scrivere altre storie, creare altri mondi e poi distruggerli, ma Penelope era forte e continuava a sfidarmi, come un guerriero pronto ad affondare la sua lancia contro il nemico, guardandolo negli occhi. Sì, mi guardava negli occhi la mia Penelope e la sua storia profumava di cicatrici e coraggio, la sua storia aveva il sapore della terra e i colori dei tramonti, la sua storia doveva essere raccontata.
Eravamo due anime alla ricerca di serenità; ci siamo incontrate e sfidate come correnti e alla fine ci siamo inseminate e partorite a vicenda, creando Nel Profumo dei Gigli.
Una storia di donne, cicatrici e colori; per voi dal 4 Giugno, Lupo Editore.

#sullerivediitaca

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penelope Da un po’ di tempo avete visto sul mio profilo delle immagini e delle frasi accompagnate dall’ hashtag #sullerivediitaca. Bene, ora credo che sia giunto il momento di spiegarvi cosa si nasconde dietro queste parole. Immaginate una spiaggia al tramonto, i bagliori del mare e il gorgoglio dell’acqua che si infrange sulle rive; immaginate un luogo che possa diventare un approdo sicuro per le vostre storie; o semplicemente immaginate un’isola nel quale poter trovare qualcuno che vi regali una parola. Ma senz’altro vi chiederete: perché proprio Itaca? Itaca è la patria di una delle donne più coraggiose della letteratura di tutti i tempi: Penelope. La Penelope di Ulisse, sposa fedele che attende il suo amato sulle rive solitarie di Itaca, e lo attende per anni, non lasciandosi attaccare dal dolore. Penelope è una donna forte, ferita ma caparbia, una donna che riesce a rigenerare se stessa nonostante le cicatrici che la vita ha inciso nella sua anima. Da donna intelligente e astuta si inventa lo stratagemma della tela e riesce ad ingannare i Proci e il tempo, attraversa il suo dolore dal cui trae nuova forza… Le rive di Itaca sono un ricamo di terra e mare, un approdo di sentimenti, un intreccio di storie che divengono conforto, un groviglio di cicatrici che appaiono trofei. Le rive di Itaca sono un luogo per le donne e dalla parte delle donne. Su queste rive ora c’è una donna, che come Penelope attende di poter raccontare la sua storia. Per ora preferisce firmarsi con le sue iniziali, P.M., ma presto si svelerà, facendovi un pregevole regalo. E voi cosa attendereste #sullerivediitaca? Raccontate le vostre storie e i vostri pensieri…

‪#‎PrimoMaggio‬‪

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claudio-piccol

‪#‎sullerivediitaca‬

vorrei che le donne non si trovassero mai a scegliere tra un figlio e un lavoro

vorrei che il lavoro delle nostre braccia e delle nostre menti fosse annodato allo scorrere sanguigno dei sogni

vorrei che le notti passate sui libri servissero davvero a qualcosa

vorrei che fossimo felici del nostro lavoro e non “accontentati” perché poteva essere peggio

vorrei che la nostra costituzione fosse reale e non un pezzo di carta ammorbata di utopie

Attimi…

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Jeremy Lipking - Tutt'Art@ (15)

Sulle rive di Itaca il tempo si prende gioco di me.
Cerco di rendere leggeri i miei sogni, ma la realtà li sgualcisce, trasformandoli in leggeri fogli di zucchero vulnerabili come la vita che cerca di generarsi e a volte annega in una possibilità sprecata.

Sulle rive di Itaca cerco di ritrovare me stessa e il gomitolo del mio passato.
Come una tessitrice accarezzo le trame di organza, creo ricami e mi perdo nelle cicatrici del tessuto.

Le cicatrici… le conosco da sempre, impresse nelle pieghe del cuore e nelle ombre della pelle.

P. M.

Sulle Rive di Itaca una donna scruta l’orizzonte…

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penny

Dentro di me si confondono destini, parole, sentimenti.

Dentro di me bruciano i colori di un lontano passato

e i volti della mia infanzia si confondono

come ombre di un intricato orizzonte.

I miei piedi ascoltano il canto di questa terra

selvaggia, arida, calcarea…

e aspetto.

Perché nel mio nome

è nascosta l’attesa

Chiedetevi chi sono e cominciate ad attendermi!

E’ arrivata, in un giorno di primavera…

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October Sky Jeremy Lipking

October Sky
Jeremy Lipking

Eccomi qui.

Sono stata concepita da una folle ossessione carnale, partorita da un sogno oppiaceo in un giorno cupo di tristezza, quando le membra stanche della mia genitrice cercavano conforto.

Eccomi qui:

donna,

camaleonte,

crisalide.

Immagine riflessa di un mondo interiore ammorbato da fantasmi carnivori, ostaggio segreto di una follia inarrestabile, balsamo profumato di favole e racconti lontani masticati dalla mia anima.

Eccomi.

Cominciate a chiedervi chi sono…

Frida Kahlo “la pittrice che ha saputo succhiare la vita”

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Frida Kahlo

Pittrice travolgente, donna forte ed emancipata. Simbolo di un paese, il Messico, coinvolto in profonde mutazioni politiche.
Magdalena Carmen Frieda Kahlo y Calderón è ancora una ragazzina quando rimane vittima di un incidente automobilistico che la costringerà a restare a letto per un lungo periodo e che le condizionerà profondamente la salute per il resto della vita.

Le ferite della carne subite dalla giovane ragazza messicana sono tangibili sulle tele dei suoi lavori, autoritratti incandescenti di un vissuto che danza a stretto contatto con la morte, la Pelona. Il dolore è infatti al centro della sua pittura che si concretizza in immagini forti come i feti abortiti, le bende, le cicatrici dei suoi interventi chirurgici, le apparecchiature ortopediche che si materializzano come ex voto lasciati dai fedeli nelle chiese messicane. I suoi dipinti sono ammorbati da profondi dubbi esistenziali, dall’amore, dal desiderio, dalla morte, che minacciano costantemente la sua vita e contro i quali la Kahlo si difende con la propria arte . Le sue opere sono autoritratti che ripercorrono quasi come un diario la sua vita, minuziosamente orientati verso la cura della particolarità quotidiana, dettagli che racchiudono e raccontano la sua terra. Forte è anche l’impronta nella sua arte della mexicanidad, filosofica lettura esistenziale che cerca di ingannare la morte come la vita e che si esprime marchiata anche sul modo folcloristico di Frida di mostrarsi al mondo. Gli abiti tipicamente messicani, i monili, le acconciature rendono la sua immagine potente come un amuleto, diventando il simbolo indelebile di una grande donna e di un’incandescente pittrice.

Frida Kahlo  Albero della speranza mantieniti saldo 1946

  Frida Kahlo
Albero della speranza mantieniti saldo
1946

Frida Kahlo Ospedale Henry Ford (o Il letto volante) 1932 Museo Dolores Olmedo Patino Città del Messico

Frida Kahlo
Ospedale Henry Ford (o Il letto volante)
1932
Museo Dolores Olmedo Patino
Città del Messico

Ricami d’Inchiostro recensisce Una Stanza Tutta per Sé di Virginia Woolf

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virginia

Un capolavoro.
Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf è un’opera sacra per l’emancipazione femminile.
Viene scritto nell’Ottobre del 1928 in occasione di due conferenze sul tema “Le donne e il romanzo” tenute dall’autrice inglese presso l’università di Cambridge.
La sensazione che questo libro lascia è quella forte di una bruciatura profonda sull’epidermide sociale e letteraria di ogni donna.
La Woolf, attraverso i tempi di una narrazione romanzata nella quale il saggio cede il passo al racconto, ripercorre il rapporto donna-scrittura nella storia degli ultimi secoli, denunciando con toni forti l’assenza di scrittrici nella letteratura.
Turbolenti sono gli interrogativi dell’autrice: “Perché gli uomini bevono vino e le donne acqua? Perché un sesso è così prospero e l’altro così povero? Quali sono le condizioni necessarie di un’opera d’arte? Come poteva una donna dedicarsi alla scrittura – si chiede la Woolf – se non possedendo una stanza tutta per sé e cinquecento sterline di rendita annua?” stanza
Le sue conclusioni sono straordinariamente lucide e legate ad un’attenta analisi sociale che riconducono l’assenza della donna nella letteratura alla causa di una mancata emancipazione. Il passaggio da personaggi letterari a scrittori comincia proprio nel momento in cui riescono ad ottenere la stanza, metafora di un ruolo e di un peso sociale diverso.
L’immagine della stanza riemerge con insistenza nel testo: la stanza prigione della donna oggetto umiliata dal potere maschile, la stanza della borghesia del primo Ottocento in cui Jane Austen comincia a scrivere i suoi romanzi, la stanza prigione che lentamente diviene rivalsa.
Brucia la metafora della Woolf e spinge le donne verso l’emancipazione.
Un capolavoro da passare a memoria e da recitare sui grani di un rosario quotidiano, perché è un testo ancora attuale. Ancora terribilmente attuale.