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Parlando d’amore: intervista alla Signorina Mafalda Russo

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donne bar
Ho avuto il piacere di incontrare alcuni giorni fa la Signorina Mafalda Russo, protagonista ombrosa e silente di Nel Profumo dei Gigli. Insieme, davanti ad una fumosa tazza di tè, abbiamo chiacchierato sull’amore e sulle sfumature di questo strano sentimento che ha profondamente scalfito la sua vita.
“Signorina Mafalda, l’abbiamo conosciuta attraverso le pagine di un racconto, ma mi è parso di capire che lei abbia tenuto questa storia chiusa in uno scrigno per molti anni della sua vita. Perché?”
“Provi ad immaginare una ferita. Cosa facciamo quando, presi dal panico, ci accorgiamo di esserci fatti mali? Copriamo subito la lacerazione e cerchiamo ad occhi chiusi di fasciarci. Bene, io ho fatto questo, mi sono fasciata per sentire meno dolore.”
“Mi parla di lacerazione e di dolore, ma stiamo parlando di amore. Cos’è per Mafalda l’amore?”
“Una malaria”
“Una malattia, quindi?”
“Ci sono i sintomi, c’è un’evoluzione, un picco ed una lenta guarigione. Ogni malattia ci fortifica e in qualche modo ci rende più energici, ci rende migliori.”
“Si è innamorata da ragazza, e poi?”
“Credo che si ami solo una volta veramente. L’amore ci marchia ed in modo indelebile. Ci si incontra una volta, una sola, eterna volta, e si sceglie di farsi pervadere da una sola corrente… Le altre sono spirali di vento.”
“Quindi ci sta dicendo che non ha amato più…”
“Forse non ha letto la mia storia… Ho amato ogni giorno della mia vita e ho cercato di difendere il mio amore senza sgualcirlo, senza sciuparlo, senza permettere al dolore della delusione di annientarlo… Ho distrutto per un po’ me stessa, ma mai il mio amore.”
“Lo ha difeso?”
“Certo. E continuerò a farlo, perché mi ha insegnato la bellezza della vita, la fragranza dei colori, la poesia della natura e la profondità dell’anima. Ti accorgi di avere un’anima, proprio quando inizi ad amare.”
“Ma nel fare questo ha dimenticato se stessa…”
“Dimentichiamo sempre qualcosa…”

Mi ha lasciato con queste parole, la Signorina Mafalda Russo…
Forse il nostro incontro è stato un bagliore racchiuso in un sogno, in una delle lunghe notti di inverno quando persino le stelle si tengono vicine per farsi compagnia. Forse l’ho incontrata davvero, in uno scontro di ombre e fantasmi… Forse la sua storia non esiste, o forse si rigenera ogni volta che una donna sceglie di amare e di donarsi completamente a questo sentimento. Perché Mafalda appartiene ad ognuno di noi, è il nostro lato più tenace dell’amore. Tutti abbiamo uno scrigno come il suo e come il suo carico di ricordi e vecchie fotografie. Giochiamo a dimenticare certe esperienze, ma non dimentichiamo mai davvero; il ricordo è tenace, e le lacerazioni lasciano sempre cicatrici.
Le sue parole sono forti come uragani e mi sembrava giusto celebrare la sua poetica visione della vita, condividendola con voi che tanto l’avete amata e odiata come personaggio…

Ad maiora e Buon San Valentino, anche se credo che ogni giorno l’amore dovrebbe essere celebrato.cuori

Penelope ed una nuova avventura!!!

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vit22

Buongiorno mie cari lettori…oggi di comune accordo con Penelope abbiamo deciso di condividere con voi una delle nostre strampalate avventure: abbiamo,qualche giorno fa, iscritto il nostro romanzo al suo primo concorso letterario!!! Siamo molto emozionate!!!
Abbiamo bisogno però del vostro aiuto!!! Il concorso al quale stiamo partecipando e “Il Tombolo” organizzato dall’associazione ProCantù e prevede una prima fase durante la quale i romanzi iscritti saranno votati online. Solo i primi 10 romanzi più votati avranno accesso alla seconda fase, durante la quale una giuria tecnica valuterà le opere.
Sono sicura che mi aiuterete in questa nuova avventura. Vi posto il link scorrendo la pagina troverete la copertina di Nel Profumo dei Gigli, se volete potrete cliccare sulla manina e votare Penelope e la sua storia.fotina 5

Ad Maiora!!!

http://www.procantu.co.it/premio-letterario/4a-edizione-2016/

Un anno di noi!!!

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buon-compleannoOggi il blog Le Parole di Organza compie un anno!!!
Un anno pieno di scrittura ed emozioni, un anno di ricami d’inchiostro e pieghe dell’anima che hanno reso la mia vita piena di sfumature e di nuove, esilaranti possibilità.
La scrittura fa parte della mia vita, è cucita sotto la mia pelle e batte rumorosa e irruente a due passi del cuore, tingendo il mio sguardo di uragani e sensazioni.
Questo è stato un anno importante…la nascita di questo blog mi ha dato la possibila di farvi conoscere la mia scrittura e parte delle mie strampalate idee.
Oggi è giorno di festa.
Ringrazio di cuore le persone che mi hanno accompagnato in questa nuova fantastica avventura:
Emmanuela che ha fatto materialmente nascere questo blog e Francesco il mio insostituibile correttore di bozze, senza il quale nulla nella mia vita sarebbe mai possibile.

Confessioni post natalizie di una commessa di provincia…

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commessa fotoEccomi qui, sono tornata.
Sicuramente vi sarete chiesti che fine avessi fatto durante questa lunga assenza dal mio piccolo spazio web. Ebbene, miei cari lettori, ero stata rapita, rapita dal lungo periodo natalizio e dai suoi vorticosi ritmi tribali.
Vi siete mai chiesti che aspetto abbia il fantastico Natale visto dagli occhi di una commessa? Ha il volto della disperazione e le sembianze di un lungo mese di psicoterapia collettiva. Bisogna essere psicologicamente forti e miracolosamente pazienti per superare il mese di Dicembre all’interno di un qualsiasi negozio. Faccio questo lavoro da una decina di anni ma, credetemi, è sempre come se fosse la prima volta.
Tutto ha inizio, come ogni anno, intorno al 10 Dicembre, giorno destinato al ritiro della tanto attesa tredicesima (ovviamente per chi è fortunato da poterla riscuotere, o per chi è ancora più fortunato ad avere un lavoro ed è certo di conservarlo anche dopo lo scattare della mezzanotte del 31 dicembre…) che, intascata come un virus letale, viene immediatamente espulsa dalle famiglie italiane attaccate da una strana frenesia consumistica.
Perché a Natale, si sa, siamo tutti più buoni! E allora bisogna comprare a tutti un regalo con delle caratteristiche imprescindibili: deve essere una cosa strabiliante, esclusiva, qualcosa che lasci a bocca aperta; deve essere colorato, ma non troppo, un bel colore intenso ma non sgargiante; deve essere pratico ma un po’ particolare; ovviamente deve essere lungo ma corto, largo ma stretto, appariscente ma con sobrietà. “E, mia cara signorina commessa, non deve assolutamente mai dimenticare che un regalo, superate tutte le caratteristiche sopraindicate, deve essere soprattutto economico!!!”
E poi bisogna fare attenzione alla confezione, che a Natale è una questione vitale! Il fiocco deve essere grande, vaporoso, scintillante, altrimenti potrebbero guardarti male, disintegrarti se la posizione del fiocchetto pende leggermente o è impercettibilmente imprecisa. Perché la magia del Natale, ormai lo sanno tutti, è nella confezione dei regali. È nascosta nell’apparenza, nella finta luce di un nastrino. Non importa a nessuno il regalo, quell’atto d’amore che ti ricorda di essere importante per qualcuno.
E poi il 24 Dicembre, quando credi che finalmente sia tutto finito e i regali siano stati tutti consegnati e scartati con amore e riconoscenza… ti accorgi che sul calendario, nella conta dei giorni, ti aspetta scoppiettante il 27 Dicembre, il giorno più cangiante dell’anno. Tutti, ma proprio tutti, avranno una buona e valida ragione per cambiare il regalo ricevuto.
Troppo piccolo, troppo grande, troppo colorato, troppo semplice…
Qui la psicoterapia di gruppo per il rafforzamento della personalità diventa una questione di sperimentalismo puro. Perché, miei cari lettori, credetemi, sopravvivere alla magia del Natale per una povera commessa di provincia e soprattutto una questione di p……. polso!!!
Intanto il Natale sarà trascorso al di là delle nostre vetrine cariche di regali, lasciandoci come ogni anno i soliti regali tutt’altro che piacevoli: un bel raffreddore, dovuto sicuramente all’abbassamento delle difese immunitarie che non ce l’avranno fatta a sopportare la signora del regalo bello ma economico, un mal di schiena ormai cronico e un leggero, leggerissimo esaurimento nervoso post-natalizio…
Per le confessioni di una commessa disperata è tutto… ad maiora!!!

Giornata contro la violenza sulle donne

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Giornata-mondiale-contro-la-violenza-sulle-donne
GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE…
Come adoriamo i paroloni messi in fila uno dietro l’altro a creare risonanze ed echi di rumore!
Siamo un popolo che ama celebrare, stilare dati e statistiche, ricordando, contando, riducendo a numero le donne che hanno subito un atto di violenza.
25 Novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, istituita dall’Onu nel 1999;data scelta a ricordo di un brutale assassinio di tre sorelle domenicane uccise e buttate in un burrone. Certo, una giornata dedicata a sensibilizzare e a diffondere informazioni riguardanti la dura lotta quotidiana dell’essere donna.
Ma abbiamo davvero bisogno di giornate che ci ricordino i nostri caduti in guerra, in una guerra cruenta e infinita che combattiamo ogni giorno per la difesa del nostro diritto all’uguaglianza? Ci uccidono, ci picchiano e ci massacrano perché siamo vittime di un sistema che non ci garantisce gli stessi diritti degli uomini. Ci massacrano nelle nostre case, è vero, spesso i nostri mariti ci picchiano riducendoci ad un cumulo di lividi; lo fanno per ignoranza, per disadattamento, per problemi psichici legati al proprio equilibrio mentale… Ma la società in cui viviamo, che tanto ci celebra in queste giornate, non ci tratta allo stesso modo? Barbablù-def
Ci picchia ogni volta che durante un colloquio di lavoro ci chiede se intendiamo nei prossimi anni concepire una vita, o se stiamo progettando un matrimonio, o se siamo disposte a fare doppi, tripli turni di lavoro per preservare il nostro posto. Allora la violenza non è solo quella che si consuma in un rapporto uno ad uno, ma forse la violenza che subiamo nel nostro microcosmo domestico è solo il riflesso di un problema più grande, di una società, di una nazione che ha ancora il coraggio di parlare di quota rosa da garantire come uno zuccherino da dare agli stolti.
Intanto, secondo i dati pubblicati dall’Onu, continuiamo ad essere trattate in modo diverso in ambito lavorativo percependo dal 70% al 90% in meno rispetto alla retribuzione maschile e restando maggiormente disoccupate rispetto agli uomini.
Vorrei ottenere risultati sociali senza che mi fosse ricordato di avere un utero o due ovaie;so già di essere una perfetta creazione divina capace di incubare la vita.
Allora la violenza contro di noi finirà solo quando riconoscerete e preserverete la nostra uguaglianza.

“Per i francesi il mare è una donna.
E anche per me. Solo una donna può essere così mutevole, solo una donna può essere
attraversata nelle sue membra dalle
tempeste e poi accogliere il bacio del sole,
ritornando ad essere bella.
Solo una donna è capace di destreggiare
le maree e di sedurre la luna.”

…momenti di estasi…

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lumache

Ci sono istanti che racchiudono attimi inattesi di felicità…

Basta fermarsi un momento, ascoltare il respiro della natura, rincorrere un bagliore di luce, per essere sorpresi dalla poesia della campagna e dall’amore che in essa palpita. Per accorgersi della magia cangiante della luce, del battito costante della vita, nascosta tra i fili d’erba bagnati di rugiada, tra le fronde degli alberi che cercano di stendere le loro braccia
cariche di frutti, soltanto forse, per solleticare il cielo…
Ed è proprio in mezzo alla natura che ti accorgi di essere piccolo, una particella del tutto, un microcosmo di emozioni fragile e incompleto, una sola pennellate del divino progetto di un artista folle e innamorato. Eppure ti accorgi di essere leggero, di essere sereno e di
avvicinarti per un solo, eterno momento all’idea del paradiso….

#socialbookday

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Oggi Libreriamo la piazza digitale per chi ama i libri ha lanciato un hashtag per promuovere la lettura e il mondo della scrittura. #socialbookday un intera giornata dedicata ai libri, durante la quale gli utenti dei social potranno postare le loro foto di libri accompagnati da un breve commento.
Ecco il mio scatto postato sui social. #socialbookday
Rappresenta un legame profondo che risale alla mia adolescenza, quando ho cominciato a leggere i libri di Oriana Fallaci. Oggi ho peccato un pò di superbia, forse ,volendo accostare il suo nome al mio, ma volevo celebrarla ed esprimerle il mio grazie più grande. Da lei ho imparato l’orgoglio di essere donna, ho imparato a credere nella forza della scrittura e soprattutto ad avere coraggio nonostante tutto.
La sua caparbietà mi ha insegnato a credere ai sogni e soprattutto al lavoro e all’intelligenza che permettono di realizzarli.A lei ho dedicato questa giornata, così come a lei è dedicato il nome della protagonista del mio primo lavoro. Penelope rappresenta la forza di tutte le donne che combattono ogni giorno per vincere la nostra guerra, fatta ancora di discriminazione e di violenza. Rappresenta la tenacia nel perseguire i propri sogni e la determinazione nell’attuarli nonostante la società ci faccia pagare ancora il prezzo troppo caro di essere genitrici.

Buon #socialbookday a tutti.

Las puertas de la carne di Angélica Liddell

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IMG_20150927_174658Las Puertas de la carne. Si chiama così lo spettacolo teatrale, ideato dalla regista spagnola Angélica Liddel, a cui ieri sera ho avuto il piacere di assistere a Brindisi presso il Castello Alfonsino.
Lo spettacolo si inserisce nel progetto internazionale Misteri e Fuochi del Teatro Pubblico Pugliese che ha visto coinvolti sei artisti e quattro luoghi lungo la via Francigena pugliese.
La Liddell prova a schiaffeggiare lo spettatore con quadri scenici forti, attraverso i quali cerca di condurre l’anima ad indagare il suo rapporto con il dolore come percorso di consapevolezza umana. Il suo messaggio è forte, così come i mezzi che utilizza per esprimerlo. La sensazione che permea lo spettacolo sembra essere quella della paura, legata all’instabilità umana che tende a farci vacillare dinanzi alla morte, al peccato, alla religione. IMG_20150927_182120
Lo spettacolo è la storia di una donna che rompe las puertas de la carne (le porte della carne) e attraverso una serie di riti cerca di raggiungere la sua salvezza. Sacro e profano si mescolano, dando ampio spazio all’estrosa concezione della religione dell’artista spagnola, mescolata con attenzione alchemica ad oggetti quotidiani.
Il pellegrinaggio ideato con ossessiva cura ci porta verso l’esagerazione del coraggio di vivere che diventa una stanza dove giovani incappucciati si presentano dinanzi a noi con i piedi immobilizzati in scarpe di cemento, dalle quali la speranza sembra sbocciare attraverso rami d’ulivo. Ma ci sono voci in questa stanza, voci che ci raccontano il loro disadattamento alla vita, voci che ci parlano del suicidio. “Gesù muore per salvare il genere umano, – dice una voce – io volevo salvare solo me stessa”. È una donna che parla del dolore. Racconta i suoi tentativi di togliersi la vita. Poi una voce maschile racconta la sua esperienza con la morte; un altro tentativo di suicidio, un’altra vita, un’altra anima che tenta di morire. Il piano dello spettacolo cambia ancora e lo spettatore si ritrova dinanzi a una croce, sotto la quale vi sono due uomini e una donna. Sono loro che hanno raccontato i loro tentativi di suicidio, sono loro che alla fine sfidano la vita, salvando tutti noi nel loro tentativo di morire. Ed è proprio attraverso la loro esperienza che possiamo guardare in faccia la nostra anima. Questo il messaggio racchiuso nello spettacolo della Liddell, espresso da lei stessa anche nelle note di regia: il sacro rappresenta l’unica via di fuga per salvarsi dal materialismo umano. Il nostro essere umani è custodito proprio negli interrogativi che la religione ci suggerisce e attraverso i quali cerchiamo di salvarci attraverso un atto comune, una grande preghiera collettiva.IMG_20150927_185932
Lo spettacolo, che pu・essere definito come una grande installazione artistica, sconvolge grazie alle immagini forti che non vengono manipolate o filtrate, e alla fine, mentre la croce brucia, noi ci salviamo insieme a Gennaro, Patrizia e Carmelo.

“What if I burst the fleshly Gate
And pass, escaped, to thee?”
(Emily Dickinsons)

What is caciocavallo? Cronaca di una mattinata al mercato.

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20150907_110440Lunedì mattina, mercato settimanale, giornata di sole. La vita scivola godereccia e profumata tra i banchi dei venditori ambulanti. Ma cosa sta succedendo accanto al camioncino dei salumi e formaggi? Sento delle risate inondare l’aria e alcune frasi che arrancano attraverso uno strano accento italiano. Mi avvicino. Lo spettacolo è esilarante. Improvvisamente mi sento contagiata da una sensazione di allegria e sempre più curiosa cerco di capire cosa sta succedendo attorno al trionfo di caciocavalli appesi come reali trofei. L’aria profuma di mortadella e salame. Le risate si fanno sempre più fragorose. Finalmente capisco.
Siamo al sud, ricordo, qui le emozioni si condividono, l’ospitalità è sacra, come gli affetti, come la devozione. Qui vendere anche un caciocavallo significa raccontare e regalare una storia. E il salumiere dall’alto del suo furgoncino sta raccontando proprio una storia, quella del suo successo in Cina. Sta raccontando di quella volta che un “Giornalist cinese” ha fatto (perché per lui gli articoli si fanno, non si scrivono) un articolo sul suo strepitoso furgoncino di salumi, articolo rigorosamente pubblicato su un “Cinese giurnal”. Ed ecco, come per magia, che tra una mortadella e un salame sbuca il giornale, completamente scritto in cinese, orgogliosamente sventolato dal salumiere come una medaglia al valor civile. Esistono le prove: il suo furgoncino ha avuto un successone anche in Cina. Sposto lo sguardo sugli spettatori; sono letteralmente euforici, stringono tra le mani un bicchiere di plastica pieno di vino e grandi fette di caciocavallo. Sembrano in adorazione. I loro occhi hanno la grandezza dell’estasi mistica stampata nelle iridi; vorrebbero inginocchiarsi, ne sono sicura, per pregare quel buffo salumiere di donare ancora, come un dio, generosamente.
“No, più migliore della mozzarella!!! Questo lo made noi, qui in Puglia. You stend??? Capisci?” continua DIOSALUMIERECACIOCAVALLO.

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Finalmente capisco: sono turisti inglesi che stanno assaporando il profumo della nostra terra, condensata in quello spicchio di formaggio. Perché in quella fetta c’è il sapore della nostra erba a primavera, il lavoro dei nostri agricoltori, la maestria dei nostri caseari, il calore del sole, la felicità del vento. Vogliono immortalare il loro momento di felicità italiana. Mi propongo per fare la foto e li sento discutere della bontà di quel pezzo di formaggio, quasi come se fosse una delle opere d’arte più importanti al mondo o l’ultimo ritrovato della scienza per beffare la morte.
Sono felici, felici davvero. Scatto la foto. Guardo i loro occhi. Capisco.
Forse vivere qui, o vivere al sud, come qualcuno dice inarcando strani accenti, vuol dire avere la felicità condensata in un pezzo di caciocavallo, vuol dire trovare sempre qualcuno a regalarti un frammento della sua vita, delle sue storie, della sua ospitalità. I turisti sono molto Happy, si assicurano che la foto sia stata scattata e mi ringraziano. Sono sicura che anche loro renderanno famoso il nostro simpatico salumiere e forse questa volta si parlerà di lui su un giornale Made in England.

Il Tempo: uno strano marchingegno ferroso e arrugginito!

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tempo 1Oggi pensavo al tempo.
Uno strano marchingegno ferroso e arrugginito, nel quale le nostre vite si aggrovigliano, complicandosi. Misuriamo tutto attraverso il tempo: la nostra vita, i legami con gli altri e persino il silente rapporto con la morte. Siamo fatti di ore, rintocchi, giorni segnati sul calendario, siamo fatti di numeri, di attimi. Siamo fatti di speranze e di aspettative che cuociono la nostra anima sulla graticola scomoda dell’attesa…poi l’attimo arriva e mentre cerchiamo di afferrarlo, sfugge, svanisce. Così ricominciamo la conta del tempo sperando che qualcos’altro accada, che un altro pezzo di tempo passi, sfiorendo.
Siamo prigionieri di gabbie intessute da minuti, siamo prigionieri di inutili convenzioni sociali, siamo prigionieri dei nostri orologi che ci alitano sul collo costringendo le gambe a correre, perché qualche malefica entità ci sussurra quotidianamente di “dover ottimizzare il tempo”.
E noi obbediamo perché siamo capaci solo di fare quello.
Così perdiamo le sfumature delle stagioni che si susseguono un po’ più in là dei nostri nasi, perdiamo il candore di un sorriso che si insinua in una conversazione, perdiamo il piacere di scoprirci lentamente, la fragranza di un pomeriggio di solitudine e la carezza ovattata di una buona lettura.
Perdiamo il piacere di invecchiare, di sentire il tempo scivolare su di noi, sui nostri volti, sulla nostra anima…